Open day STEM: intervista alla Dottoressa Angelica Miccolis
Il 6 febbraio 2026, nel corso del nostro Open Day STEAM, abbiamo incontrato e intervistato, presso la “Parini”, la dr.ssa Angelica Miccolis, di Putignano, laureata in Scienze Biosanitarie, Dottore di Ricerca in biochimica, biologia molecolare e bioinformatica. Come è nata la sua passione per la ricerca scientifica? Non è nata presto. Alla vostra età pensavo di diventare una parrucchiera o una psicologa. Mi sono iscritta al liceo delle Scienze Umane, con indirizzo biologico. Lì, nel corso di un’attività di alternanza scuola-lavoro, ho partecipato ad un vero laboratorio di analisi degli alimenti. Mi sono resa conto di riuscire bene in quest’attività e dopo la laurea ho voluto sostenere l’esame per il Dottorato, poi conseguito, proprio per restare il laboratorio e continuare a fare ricerca. Di quali studi si sta occupando, in questo momento? Adesso gestisco progetti di ricerca. Elaboro, analizzo e comunico i risultati all’IRCCS (Istituto di Ricerca, di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) De Bellis di Castellana Grotte. Sono attualmente in atto studi su malattie del fegato, dello stomaco, sul carcinoma del colon retto e su nuovi metodi per uno screening precoce. Quanto tempo è necessario per completare una ricerca? Possono essere necessari anche tanti anni. Se ad esempio cerchiamo una cura studiando il comportamento di una proteina coinvolta in un tumore, occorrono anni per poter individuare un farmaco o un trattamento che possa essere utile. Come si svolge una sua giornata-tipo? Un ricercatore trascorre molte ore in laboratorio; svolge esperimenti che prevedono tempi lunghi, legati anche ai tempi di incubazione delle sostanze che manipola; ha il suo quaderno degli esperimenti, su cui annota i diversi esiti. Fra i traguardi che ha raggiunto, di quale è più orgogliosa? Aver concluso il triennio del dottorato: mi è servito ad imparare veramente a fare ricerca. Ho studiato una malattia riboflavina responsiva, e gli effetti della vitamina B2 sulla malattia. Cosa pensa dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale? Per la ricerca e in diagnostica è uno strumento che migliora il lavoro dell’uomo, lo velocizza; è molto utile, consente una ricerca diversa da quella del passato. Anche noi, come nella vostra scuola, usiamo i visori, che possono aiutarci a fare previsioni. Ma l’Intelligenza artificiale non può sostituire la mente umana, non ha spirito critico; fa ancora errori che chi ha studiato riconosce e deve correggere. Molti giovani non coltivano le proprie passioni o non si impegnano nel seguire i propri sogni per timore di non essere in grado di raggiungerli. A lei è mai capitato di sentirsi insicura, di avere dubbi sulle sue capacità? Vorrebbe dire qualcosa ai ragazzi e alle ragazze, per incoraggiarli? Io sono sempre stata piena di dubbi! Pensavo di non riuscire a laurearmi, ero molto abbattuta dopo aver preso appena 21 trentesimi in chimica inorganica. Invece ce l’ho fatta. Anche dopo aver concluso il Dottorato sono stata ferma cinque mesi, finché non ho trovato lavoro nel settore ricerca e sviluppo in un’azienda farmaceutica. Ho acquisito sempre più fiducia attraverso le esperienze riuscite, i risultati positivi. In laboratorio c’è spesso delusione o avvilimento se, apparentemente, non si fanno progressi; occorre fare prove su prove; ma bisogna sempre perseverare, con passione. Non bisogna arrendersi. Occorre prendere le sconfitte come sfide!
(Intervista degli alunni della classe 3^F)





